Ara Pacis

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Trascrizione del testo del video

“Quando tornai a Roma… il Senato decretò che si dovesse consacrare un’ara alla Pace Augustea”

 Così Ottaviano Augusto primo imperatore di Roma ricorda l’erezione di un altare nel luogo in città dove si esercitavano i soldati, il Campo Marzio, volto a celebrare il suo ritorno in patria e la fine delle guerre civili.

L’altare è circondato da un recinto marmoreo decorato con rilievi che celebrano la figura di Augusto, la sua stirpe e le sue gesta.

Il pannello situato alla sinistra dell’ingresso sul retro è forse il meglio conservato e quindi il più facilmente leggibile. Una figura femminile velata siede sulle rocce in testa a una corona di fiori e frutta e ai piedi un bue e una pecora, porta in grembo due bambini che giocano ancora una volta con della frutta.

Gli studiosi pensano si tratti di Tellus dea romana identificabile con la madre terra che produce frutti e bestiame con i quali nutre i suoi figli. Ai lati due fanciulle sorrette da un cigno e da un drago marino, dirigono su di lei i venti benevoli rispettivamente della terra e del mare a significare il clima di prosperità, pace e fertilità in cui Augusto sta per condurre il suo impero.

Lo stile scelto per celebrare questo nuovo clima politico e sociale è quello della Grecia classica di qualche secolo prima, il modello della donna seduta e drappeggiata deriva direttamente dalle sculture di Fidia per il Partenone di Atene, città simbolo di cultura e progresso, si sceglie così di tralasciare le esuberanze le scene traboccanti di pathos che nei secoli più recenti hanno dominato nel Mediterraneo in favore di un ritorno alla misura, all’esaltazione della grandezza intellettuale e morale dell’uomo e in questo caso del capo politico.

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