Van Gogh “Campo di grano con corvi”

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Un campo di grano scosso dal vento, alcuni sentieri si aprono davanti ai nostri occhi, uno di essi pare protendersi nel grano ma ad un tratto si ferma. Volo di uccelli neri ed un cielo tenebroso, forse notturno, forse di tempesta. Due lumi confusi e sfaldati in lontananza. Vincent Van Gogh dipinge il suo campo di grano con corvi nel 1890, poco prima di togliersi la vita, durante il soggiorno Auvers-sur-Oise nelle campagne di Parigi.

Così scrive in una lettera al fratello rispetto ad alcuni quadri che intende inviargli: “ …sono delle immense distese di grano sotto cieli nuvolosi e non mi sento assolutamente imbarazzato nel tentare di esprimere tristezza e un’estrema solitudine….”. La natura non è più per Van Gogh qualcosa da rendere fedelmente attraverso la pittura, né un’impressione momentanea da regalare all’osservatore. La natura diventa un pretesto per esprimere uno stato d’animo è costruita seguendo le emozioni del pittore. Così un sentiero di campagna diventa un cammino senza uscita, uno stormo di corvi un terribile pericolo che incombe sulla terra, un cielo aperto un muro invalicabile.

Solo alcuni anni prima lo stesso soggetto, un campo di grano con volatili e cielo azzurro, restituiva una sensazione di maggiore serenità. Nemmeno più la figura umana compare In questo quadro estremo a mitigare col suo lavoro una natura tormentata.

 Il campo di grano con corvi è una fotografia dello stato d’animo di Van Gogh negli ultimi mesi di vita.

Il soggiorno Parigino del 1886 aveva insegnato all’artista come si lavora il colore direttamente sulla tela, dagli impressionisti assimila la resa per tratti e pennellate e in pochi anni ne sperimenta di sempre più vigorose cariche di materia e luce traghettando così la pittura Europea verso il ventesimo secolo delle avanguardie 

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